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  • Bruno Gasperini

COME PASSARE DAL VENDERE ALBUM RAP IN STRADA AL BUSINESS (Book Smart vs Street Smart)



Molte volte le esperienze che ci segnano e ci insegnano di più nel nostro percorso di vita sono quelle che non sembrano strettamente collegate. Il percorso di apprendimento è continuo e trasversale, e in ogni occasione c’è la possibilità di apprendere qualcosa per poterci evolvere. Nel business soprattutto esistono due tipi di preparazione: Street Smart e Book Smart.

Nel caso Book Smart si parla chiaramente di un imprenditore che ha acquisito nozioni, tecniche ed esperienze imprenditoriali in contesti educativi classici, come le scuole, Università e istituti didattici mirati ad implementare competenze professionali e di business di vario genere. La maggior parte degli executive e dei professionisti sono book smart perchè hanno appreso le nozioni in modo accademico e non attraverso un percorso pratico e concreto. Essi usufruiscono principalmente di strumenti intellettuali per prendere decisioni.

Nel caso degli Street Smart, l’apprendimento, l’attitudine e le capacità imprenditoriali sono state apprese dalla strada, attraverso esperienze vissute sulla propria pelle. Molte volte questo tipo di approccio è più pragmatico e volto al “sapere come gira il mondo”. La direzione presa è più pratica e numerosi imprenditori di successo provengono da questo modello di apprendimento.


Un'esempio di apprendimento Street Smart fu il mio primo approccio al business, che è iniziò proprio dalla strada. La mia carriera imprenditoriale comincia all’età di 12 anni quando, appassionato di musica rap ed hip hop, iniziai a mettere in rima le mie esperienze, i miei sogni, i miei pensieri, le mie paure ed ambizioni, e soprattutto la vita di strada realizzando album musicali insieme ad un gruppo di coetanei con cui al tempo collaboravo. Per quanto semplice e precoce, quella fase mi insegnò molto. Quello fu un periodo della mia vita abbastanza turbolento dove feci molti errori ma anche molte esperienze che mi permisero di crescere personalmente. Fu anche grazie a queste esperinze che imparai le prime regole del business. Di fatto il tema principale delle canzoni era la narrazione della vita di strada.


Mettemmo su uno studio discografico Home Made, molto alla buona ma efficace. Ci occupavamo di tutto: dalle basi musicali , alla registrazione, al missaggio, ai testi e alla grafica per gli album, insomma una vera e propria etichetta discografica artigianale. Iniziammo a masterizzare gli album e ad andare in giro a vendere questi dischi al prezzo di 5€ l’uno; era un buon modo per arrotondare e farsi conoscere. Quando se ne aveva la possibilità, arruolavamo altri amici per vendere altri album, a fronte del pagamento di una percentuale sul venduto. Una volta venduti gli album, cercavamo di capire cosa pensassero gli ascoltatori della nostra musica e fare una sorta di indagine di mercato. Inoltre, organizzavamo dei live nei locali di zona per dare un’anteprima dei contenuti. Questo fu un approccio che mi fece immediatamente rendere conto dell’importanza di ascoltare i propri “clienti” e capire quali fossero le loro esigenze, i loro bisogni, cosa cercassero. Tutto per riuscire ad interpretare quali fossero le tendenze e i brani più apprezzati e cercavamo di strutturare il prossimo album sulla base di questi feedback. Sicuramente questo è stato un modo per migliorare le capacità di negoziazione, di vendita, di promozione e di marketing. In più è stato fondamentale per poter strutturare un primo modello distributivo. I live furono di grande aiuto per approcciarsi anche al public speaking.



Non dimenticherò mai quando in uno degli ultimi spettacoli, accessibile al prezzo di una birra, riempimmo così tanto il posto che fummo costretti a lasciar fuori delle persone e farli entrare a turno. Il posto era strapieno e tutti erano più che soddisfatti. Purtroppo durante la serata non mancarono gli imprevisti: saltarono le casse, forse per un mio urlo un po’ troppo “sentito”, e dovemmo mettere in campo le nostre più recondite capacità di problem solving per poter risolvere in tempi rapidi il problema e non compromettere lo spettacolo. Avevamo dei canali social (come YouTube, Facebook, MySpace) che utilizzavamo per sponsorizzarci e per invitare le persone agli eventi, oltre al più classico passaparola. Negli anni poi crescendo, ci strutturammo e iniziammo ad andare a registrare i nostri brani in studi di registrazione un po’ più professionali: molti reinvestivano gli introiti dei propri business “occulti”, nella produzione di album musicali, era una strategia abbastanza utilizzata dai "business man" di strada più esperti, d’altronde il rap è sempre stato un genere musicale legato alla criminalità di strada, lo stile più tipico di allora era il Gangsta Rap. Cercavamo di coinvolgere anche artisti più noti di noi nell’organizzazione degli eventi per far venire più persone possibili e rendere il tutto più professionale ed emozionante.


Ma in tutto questo ho sempre cercato di mantenere una visione più pragmatica delle cose e ho sempre provato a guardare al futuro, interpretare i cambiamenti di scenario e monetizzare gli sforzi e le esperienze. Ero consapevole che le tendenze che si stavano affermando nello scenario musicale non mi rispecchiavano e la mia ambizione principale era comunque quella di avviare un’attività imprenditoriale. Decisi di interrompere la mia carriera musicale, per intraprendere in modo concreto e definitivo quella dell'imprenditore. È stata un’esperienza incredibilmente formativa, che non dimenticherò mai. Mi ha insegnato nel modo più diretto e reale possibile come approcciare al mondo del business, come trattare con le persone, come capirle, come saper valutare il rischio e il rendimento di ogni iniziativa e il sapersi prendere le responsabilità delle azioni messe in campo. Non è di certo la strada più sicura e quella che consiglio, ma per concludere il concetto è: mettersi sempre in gioco. La vita ci riserva ogni giorno mille opportunità, numerosissimi modi per metterci alla prova ed apprendere dalle nostre esperienze reali e dai nostri errori. Un approccio ancora più profittevole ma dove non tutti riescono, è quello di saper coniugare la propria istruzione, il proprio know-how tecnico acquisito in maniera tradizionale (Book Smart) attualizzandolo alla realtà e al proprio business e alle proprie esperienze (Street Smart). Riuscire a fare questo permette di elevarsi ad un livello successivo non a tutti accessibile. E per citare Steve Jobs: « Siate affamati, siate folli! ».



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